DMT. Usi, fenomenologia e ipotesi

DMT. Usi, fenomenologia e ipotesi

E’ appena uscito un libro piuttosto corposo di Gianluca Toro, collaboratore di Nautilus  sul DMT, la dimetiltriptamina. Al momento è lo studio più completo n lingua italiana su questa molecola i e per quanti vogliono conoscere o approfondire lo studio di questa sostanza psicoattiva non è possibile prescindere dalla lettura di questo testo.
Qui di seguito l’abstract che compare sulla quarta di copertina.

Il DMT è ampiamente diffuso in piante, funghi e animali, uomo compreso. Per l’uomo, il DMT endogeno potrebbe agire come neurotrasmettitore e ansiolitico, mediare i processi della percezione sensoriale, produrre l’attività onirica e i fenomeni ipnagogici, agire a livello di processi cellulari specifici e avere un’azione adattativo-protettiva in processi biologici, oltre a essere correlabile a fenomeni quali la genesi delle malattie mentali e la morte ed essere coinvolto nel nostro processo evolutivo. Le piante e i preparati contenenti DMT trovano uso in contesti tradizionali, mentre in contesti non-tradizionali per la sostanza si può parlare di uso magico, religioso, psiconautico-enteogenico, ludico-ricreazionale, psicofarmacologico e psicoterapeutico. La fenomenologia del DMT comprende essenzialmente l’accesso a realtà alternative ed a realtà multidimensionali (iperspazio), l’effetto dissociante, le esperienze fuori dal corpo (OBE), le esperienze prossime alla morte (NDE) e l’incontro con entità, alieni e UFO. Ma soprattutto, l’esperienza con il DMT ha profonde implicazioni su ciò che si intende per realtà, ponendo la domanda se il mondo in cui la sostanza ci proietta rappresenti una realtà autonoma come quella esperita nello stato di coscienza ordinario. Gli effetti visivi del DMT sono fonte di ispirazione artistica, sia nell’ambito dell’arte amerinda tradizionale che di quello dell’arte psichedelica moderna. L’uso di psichedelici in generale avrebbe permesso la nascita di intuizioni che hanno portato a importanti sviluppi in campo scientifico e tecnologico. Attualmente, esiste ciò che si può definire una “mitologia del DMT”, che si esprime attraverso forti connotati simbolici e di autoidentificazione tra gli utilizzatori. Essa si esprime soprattutto negli aspetti fenomenologici più caratteristici della sostanza e in un lessico specifico.

Toro G., 2017, “DMT. Usi, fenomenologia e ipotesi”, Avvicinamenti, Pinerolo (Autoproduzione).
pag. 540, euro 15.

per informazioni e richieste scrivere a:
redazione@nautilus-autoproduzioni.org

Gianluca Toro è chimico di professione in campo ambientale. Si interessa di composti psicoattivi naturali nell’ambito dell’etnobotanica e dell’etnomicologia, nonchè di composti psicoattivi sintetici, con particolare riguardo per l’aspetto chimico e farmacologico. Ha pubblicato articoli per riviste italiane, francesi, spagnole, tedesche e americane su diversi aspetti di questa ricerca. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo: Animali psicoattivi. Stati di coscienza e sostanze di origine animale (Nautilus, Torino, 2004), Sotto tutte le brume, sopra tutti i rovi. Stregoneria e farmacologia degli unguenti (Nautilus, Torino, 2005), Salvia divinorum. Il piccolo principe (Nautilus, Torino, 2007), Drugs of the Dreaming. Oneirogens: Salvia divinorum and other Dream Enhancing Plants (Park Street Press, Rochester, 2007), Flora psicoattiva italiana. Piante spontanee allucinogene, eccitanti, sedative del territorio italiano (Nautilus, Torino, 2010) e La radice di Dio e delle streghe. Miti e riti della mandragora dall’antichità ad oggi (Yume, Torino, 2014).