Romain Rolland, Frans Masereel: LA RIVOLTA DELLE MACCHINE o il pensiero scatenato. Pagine 72.

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Descrizione

Durante la guerra del ’14-18, lo scrittore di fama mondiale, Romain Rolland (già premio Nobel per la Letteratura nel 1915) e il giovane disegnatore allora sconosciuto, Frans Masereel, si erano incontrati in Svizzera, a Ginevra, nella sede della Croce Rossa Internazionale quando entrambi erano andati a offrire la loro collaborazione a questa organizzazione.

Rolland aveva appena scritto il suo pamphlet contro la guerra « Au-dessus de la mêlée », nel 1914. All’inizio del conflitto pubblicherà in Svizzera una serie di articoli raccolti nuovamente sotto questo titolo. A Ginevra si formava allora quella piccola colonia di amici, anarchici, artisti, composta di espatriati, in cerca di fortuna, sans-papier, richiedenti asili, contrari al servizio militare, la cosiddetta «banda di Rolland» a cui si unisce anche Stefan Zweig.

Non tanto tempo dopo, Rolland e Masereel si erano ritrovati e avevano avuto modo di apprezzarsi meglio nell’ambiente del giornale pacifista Le Feuille con il quale Masereel collaborava inviando un disegno al giorno: in questo periodo erano legati da profonde affinità e da una solida amicizia. Il loro sodalizio durerà a lungo e li vedrà lavorare all’unisono su numerose opere.

Nel giugno del 1921 nasceva l’idea di un film su pellicola, una Farsa Epica per cinema, e i due si mettono all’opera: è un “saggio di arte nuova” quello che tentano. Il tema è quello della Rivolta delle Macchine che appassiona entrambi. Vengono realizzate le xilografie, scritta la sceneggiatura, ma il film non verrà mai prodotto… E anche il libro (edito da Les Edition su Sablier nel 1921), per essere diffuso, dovrà aspettare un’edizione del 1947 dopo la morte dello scrittore.

Masereel insieme all’amico René Arcos, aveva fondato nel 1919 Les Edition su Sablier realizzate grazie all’appoggio dell’editore ginevrino Albert Kundig. Un folto gruppo di amici collaborò a queste edizioni e Masereel illustrò con le sue xilografie non solo i libri di R. Rolland e Arcos, ma di P.-J. Jouve, G. Duhamel, C. Vildrac, W. Whitman, A. Latzko. Il 1921 fu l’ultimo anno di attività del Sablier a Ginevra e i suoi animatori furono trattati come disfattisti dalla stampa francese. Masereel, tra gli altri, venne denunciato nell’Anthologie des défaitistes edita da Bossard a Parigi e curata da un certo Jean Maxe, pseudonimo che nascondeva un informatore della polizia.

Riproponiamo in queste pagine la genesi del libro La Rivolta delle macchine o Il pensiero scatenato e la sua traduzione pensando all’attualità che rappresenta questo discorso, a quasi un secolo di distanza: una testimonianza profetica di quello che oggi rappresenta la deriva della comunità umana, lo sterminio della natura, l’occhio artificiale che controlla ogni movimento e sentimento dell’uomo e la barbarie del potere. In questa comunità di umani che si arrocca su una montagna possiamo assistere al laceramento di ogni rapporto sociale dovuto all’incubo che le macchine rappresentano. Ogni forma di civiltà viene meno e gli uomini ritornano ad uno stato di abbrutimento dove vige soltanto la legge del più forte, del più prepotente, del più furbo. Ma c’è ancora qualcuno che non perde il lume della ragione, in questo caso una donna che sa rimettere sui giusti binari la vita delle persone dove i più deboli possano ancora trovare uno spazio privilegiato per loro. Forse non tutto è perduto, si può ancora intravedere uno spiraglio di luce, in un ritrovare antichi ritmi, in ribaltamenti o adeguamenti di ruoli secondo nuovi (antichi) principi di solidarietà, nell’amore che nasce un po’ spensierato e ironico. Anche se il rumore delle macchine riprende, ogni volta, sempre più minaccioso e gli uomini perdono il controllo di quello che hanno “creato”.

Il potere che la tecnologia fa acquisire all’uomo che detiene il controllo sulle macchine è anche quello che lo sottrae allo stesso rendendolo un suo strumento. Soltanto dove ci si sottrae al potere della tecnologia creando delle zone franche che “rinuncino” ad un progresso che non è più tale, può rinascere il cammino dell’uomo verso la riconquista della sua umanità. Un percorso à rebours contro la disumanizzazione.

Quale migliore occasione per Rolland e Masereel far riflettere sul rapporto uomo-macchina se non utilizzando il cinema, che fu insieme il prodotto e il promotore del secolo che si apriva, l’illusione di riprodurre la realtà, di giocarci a piacimento, di trasfigurarla, di cancellarla e inventarne un’altra che si adegui maggiormente ai nostri sogni e ai nostri ideali.

Fra il cinema e il secolo della fisica dei quanta, ce ne accorgiamo oggi, si intrecciarono subito modi di intesa fruttuosi. Il cinema nasceva con caratteri comuni a molte altre avventure intellettuali per il tempo che si apriva. Alla scoperta della macchina da presa non si arrivò per una infuocata urgenza espressiva. Fu una invenzione tecnologica a promuovere prodotti il cui imprevisto carattere dette poi luogo a un arte nuova. Ma questa priorità, della tecnologia su tutto, e la casualità conseguente appartengono in modo peculiare al profilo del Novecento e sono il risultato della lunga riflessione positivista sulla finalità delle scienze. Risultato anche della crisi di quella riflessione, con lo sganciamento naturale del fare, o della pratica, dalla metafisica.