Contro il Salone del Libro

Contro il Salone del Libro

L’autobus passa lentamente
attraversa la strada
rattoppata di carta
i lebbrosi singhiozzano con piacere
e toccano il volto dei potenti editori
le loro facce rabbiose, senza segni,
le loro gambe coperte.

Dopo il salone dell’automobile e gli alpini eccoci alla terza mostra mercato (auto-uomini-libri): la Fiera Internazionale del libro, la passerella della cultura, l’industria delle parole, il business del linguaggio.
L’editoria ufficiale è funzionale al sistema in quanto mezzo per sviluppare il consenso e per creare i presupposti di un sapere inteso come conoscenza dei soggetti da dominare.
L’industria culturale è veicolo di trasmissione dei contenuti e delle forme di potere proprie di questa società, in cui l’espressione di antagonismo o viene emarginata e soffocata dai meccanismi di mercato – nei quali essa non può né vuole avere voce – o viene assorbita e reinterpretata secondo modalità del tutto estranee alla sua natura (vedi contenuti, grafica, espressività alternativi appositamente stravolti e riproposti dal mercato).
Ma nonostante la miseria del potere, esiste anche “l’altra editoria”: produzione di comunicazione autogestita sovversiva, marginale, radicale, trasversale, clandestina, rivoluzionaria e molte altre definizioni che non sono state date. Con canali di distribuzione propri, esterni, contro i piccoli e grandi circuiti commerciali, finanziate direttamente sia dai suoi produttori che dai suoi lettori.

NAUTILUS maggio 1988

(Volantino distribuito nel punto di diffusione e distribuzione in via Po 21 a Torino, venerdì, sabato, domenica dalle 16 in poi. Edizioni Accademia dei Testardi, Amen, Anarchismo, Blu Bus, Centro libri, Chaos produzioni, Chersi, Inisheer, L’affranchi, Lop Lop, Nautilus, Tracce ed altre.)