Il 7 dicembre incontro con Leonardo Lippolis, al Mezcal squat di Collegno,su: SMART CITY, il futuro urbano della “Società dello spettacolo”.

Incontro con Leonardo Lippolis il 7 dicembre su: SMART CITY, il futuro urbano della “Società dello spettacolo”.

Al Mezcal Squat di Collegno (TO), parco della Certosa

Ore 19,00 Apericena Bellavita, porta quello che vorresti trovare
Ore 20,30 dibattito con Leonardo Lippolis

Le città riflettono gli ordini e i gusti della società dominante ed il loro scenario determina i gesti di chi le vive. Questi semplici concetti sono l’asse concettuale intorno al quale la critica più acuta della società moderna ha identificato nello spazio urbano un laboratorio privilegiato per la comprensione del presente, giacché in esso si modellano e si controllano le forme di vita collettive. La storia del capitalismo industriale è la storia dell’urbanizzazione del mondo e a ogni sua rivoluzione è corrisposta una trasformazione radicale dello spazio urbano secondo il criterio che essa debba essere una macchina in grado svolgere in modo efficiente le quattro funzioni a cui si riduce la vita dell’uomo moderno all’interno della civiltà delle macchine e del totalitarismo produttivista: lavorare, abitare, circolare e distrarsi nel tempo libero. In continuità con questo processo, la smart city è la visione utopistica, formulata dai cosiddetti privilegiati del mondo occidentale, di una vita urbana destinata, resa semplice, intellegibile e gestita autonomamente dall’Intelligenza Artificiale e dall’automazione, dall’Internet delle cose e dalle infrastrutture digitali, dal Machine Learning e dai flussi di Big Data. Ma se togliamo la mano di vernice green con cui viene propinata dalla propaganda e dalla retorica dei sui ideatori, la struttura delle smart cities sottende la stessa logica della città industriale di sempre, con tutte le sue forme di controllo e immiserimento della vita collettiva: separazione, alienazione, isolamento, sottomissione agli imperativi utilitaristici. I criteri per comprendere le smart cities da parte di chi ha in disgusto questo modello di civiltà rimangono il dibattito che opponeva Orwell a Huxley, ovvero se il totalitarismo moderno abbia una forma più autoritaria o subdola e morbida, e il fatto, sottolineato dai situazionisti, che le “città radiose” progettate da politici e urbanisti a ogni svolta del progresso tecnologico rimangano delle “città delle espiazioni”, “una immagine viva della legge monotona e triste delle vicissitudini umane”.

info: https://www.mezcalsquat.net/