NAPOLI – BENEVENTO – 29 novembre, 2-3 dicembre 2019. La città “intelligente”. Conferenza-dibattito di Jean-Pierre Garnier.

NAPOLI – BENEVENTO – 29 novembre, 2-3 dicembre 2019. La città “intelligente”. Conferenza-dibattito di Jean-Pierre Garnier.

VENERDI 29 NOVEMBRE, ore 17
TerzoPianoAutogestito – Palazzo Gravina, Via Monteoliveto 3, Napoli.
LUNEDI 2 DICEMBRE, ore 21
Bar Perditempo – Via San Pietro a Maiella 8, Napoli.
MARTEDI 3 DICEMBRE, ore 18
Janara Squat – via Niccolò Franco n°5, Benevento.

L’URBANISMO AI TEMPI DELLA SMART CITY
Presentazione del libro
Smart city: la “città radiosa” nell’era digitale, con l’autore Jean-Pierre Garnier.
Nautilus, novembre 2019

Lungi dall’annunciare l’avvento del “migliore dei mondi” urbani, la promozione della
smart city da parte dei servitori del capitalismo tecnologico (responsabili politici,
ingegneri, urbanisti, architetti, ricercatori in scienze sociali e “comunicatori” vari) non
farà che contribuire a spingere al parossismo la disumanizzazione della vita sociale e
dell’essere umano stesso. La smart city rappresenta il culmine: l’uomo-macchina nella
sua “macchina per abitare”, nella città-macchina, in un mondo-macchina; l’uomo come
insieme di dati numerici la cui vita — se si può ancora adoperare questo termine per
definire la sua esistenza meccanizzata — è guidata da un supporto algoritmico. È
questo l’ideale che stanno recuperando i padroni della Silicon Valley e tutta la casta di
ingegneri che pianificano la “città del domani”.
In California, in Cina, a Parigi, a Barcellona e in qualunque altra parte del mondo,
nasce la smart city, la versione 2.0 della polizia urbanistica, dell’organizzazione
ottimizzata dell’ordine pubblico al servizio dei poteri privati (il cosiddetto “partenariato
pubblico-privato”); questa “città intelligente” costellata di sensori, attraversata da
“flussi”, da “reti”, da innumerevoli virtualità”, e popolata da cretini “connessi e
aumentati” che battono febbrilmente sulle tastiere o sugli schermi dei loro computer,
tablet o i phone per non perdere il contatto con ciò che credono sia la realtà. Non è che
il reale stia scomparendo, ma è di volta in volta modellato per soddisfare le
“preferenze” dell’utente, facendogli perdere il senso del limite attraverso l’illusione di
onnipotenza data dalla manipolazione compulsiva delle sue protesi elettroniche.

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