ALTROVE N°1 – 1994. Pagine 152.

Primo numero della collana.

7.70

Presentazione Nautilus, pag. 7. Presentazione SISSC, pag. 8. Introduzione, pag. 11. Giorgio Samorini: L’utilizzo degli allucinogeni per scopi religiosi, pag. 19. Le più antiche raffigurazioni di funghi allucinogeni, pag. 29. Gilberto Camilla: Universalità dell’esperienza psichedelica, pag. 31. Pierangelo Garzia: L’uomo dell’LSD: Albert Hofmann, pag. 41. Peter Gorman: Sciamanesimo tra i Matses, pag. 47. Tabacco: poteri divini e cancerogenità, pag. 64. Giorgio Spertino: Anoressia e misticismo, pag. 46. Mario Polia: L’uso del cactus mescalinico Trichocereus Pachanoi nella medicina tradizionale andina del Perù settentrionale, pag. 77. Marco Margnelli: Realtà virtuale e autogestione della coscienza, pag. 93. Luis Eduardo Luna: L’immaginazione terapeutica nello sciamanesimo amazzonico, pag. 105. Ayahuasca: La sacra bevanda dell’Amazzonia, pag. 115. Francesco Festi: Funghi allucinogeni: una panoramica, pag. 117. Funghi allucinogeni italiani, pag. 145.

INTRODUZIONE

L’interesse per Nautilus alla collaborazione con la SISSC è legato a quello coltivato da alcuni suoi componenti per gli stati di coscienza indotti dalla musica, dalle tecnologie elettroniche, dalle sostanze psicoattive e dal loro impatto, uso e significato nella società attuale oltre che alle prospettive individuali e collettive che si aprono in conseguenza dell’uso sempre più massiccio di sostanze chimiche e tecnologie che alterano lo stato di coscienza ordinario. In questa moderna “civiltà”, è sempre più difficile riuscire a scindere l’individuo dalla società, così come (e soprattutto), diviene impossibile separare l’uomo dai suoi manufatti, dalla tecnica e dalle sovrastrutture burocratiche che gestiscono questa tecnica per l’ordinamento ed il coordinamento delle forze che vanno a formare la società stessa. In un tale panorama, in cui la creatività dell’uomo e i suoi prodotti sono sempre più slegati dalle reali possibilità di appropriazione, per la loro esasperata frammentazione e specializzazione, inevitabilmente l’individuo si viene a trovare in una situazione di fittizio benessere, in cui la completezza della persona è stata sostituita dall’accaparramento e accumulo dei beni, di denaro o di privilegi. L’interiorità ne viene inevitabilmente a soffrire, a mancare di completezza, di compimento, ed è probabilmente questa una delle fonti primarie del senso di inappagamento e schizofrenia che attanaglia noi tutti. E la situazione non è certamente semplificata né attenuata dall’atteggiamento di sospetto se non di deciso divieto che le sovrastrutture burocratiche, quali esse siano (governo, chiesa, lavoro, sport) hanno nei confronti delle sostanze psicoattive, ma più in generale con tutto ciò che può comportare una fuga dalla s(t)olida realtà. Dopo avere privato, sotto l’egida del progresso, l’individuo della capacità di rimanere possessore del suo corpo e del suo tempo, in un percorso parallelo, ma più brutale, le possibilità di fuga dell’individuo sono state impedite anche verso il sé, verso la propria psiche, la sala comandi di ogni corpo deve rimanere ben chiusa a chiave. “ALTROVE” non è un elogio alla fuga interiore, non è l’inno a volgere lo sguardo per ritrovarsi chissà dove, né è il motto dell’antropologo che ritrova, con curiosità tutta moderna, tracce dei primordi dell’umanità da sezionare e classificare. Possa il titolo dell’annuario funzionare da quesito al quale per primi proviamo a rispondere. Le pratiche, i mezzi per raggiungere questo altrove sono molto differenti tra di loro ma rispondono tutte a una funzionalità ben precisa; come se numerosi e disparati mezzi di trasporto, i più diversi tra di loro, portassero tutti alla stessa destinazione, a un unico capolinea, pur partendo da situazioni, epoche e luoghi così distanti tra di loro. La destinazione è sempre la stessa, da milioni di anni, il compimento dell’uomo (della donna) in una sua più perfetta forma, completa anche se temporanea, ma capace di proiettare la sua lunga ombra nella propria vita. E per mantenere un atteggiamento corretto verso di sé e verso le pratiche, le sostanze qui riportate, vi ricordiamo ancora che l’altrove, l’indigeno, lo sciamano, l’uomo (e la donna of course…) primordiale, ancestrale si muove e vive molto più vicino di quanto si possa immaginare, e di quanto egli stesso immagini. Nella speranza che questo volume possa divenire un baedeker da portare sul cruscotto della propria mente, che il viaggio inizi e non abbia più termine.