GUY DEBORD: IL PIANETA MALATO seguito da l’AMMAZZAFAME. Pagine 28.

2.00

  • Descrizione
  • Recensioni (1)

Descrizione

Il testo di Debord, preparato nel 1971 per il tredicesimo numero dell’Internationale Situationniste, e pubblicato soltanto nel 2004, vede la luce in un contesto storico che gli conferisce tutto il suo peso, e si presenta come una sorta di verifica empirica delle analisi dell’autore. Tutto quello che questo libro enuncia come riflessioni riguardanti l’inquinamento in quanto risultato della “crescita automatica delle forze produttive alienate della società di classe” merita perciò di essere preso sul serio più che mai, in quanto dà un giudizio netto sull’insieme dei discorsi che oggi ci affliggono: discorso tecnocratico sull’inquinamento da affrontare come una sfida; rivelazioni pseudo-ontologiche sull’essenza della tecnica; negazioni interessate delle distruzioni in corso; proclami in favore di un ritorno a una povertà programmatica, alla trazione animale e alla produzione artigianale delle merci.

Recensioni

  1. :

    In questo libello, scritto secondo la critica radicale situazionista, in tempi non sospetti, Debord sostiene che la produzione della non-vita è alla base di ogni totalitarismo e il male economico è il male di tutti. Il pianeta malato è un lungo articolo che Debord ha scritto per il tredicesimo numero della rivista Internazionale Situazionista e pubblicato in Francia soltanto nel 2004. L’ammazzafame è apparso in Encyclopédie des nuisances nel 1985. Il lavoro, nel suo insieme, contiene le riflessioni (in anticipo di oltre trent’anni) sull’inquinamento e la fame planetaria ai quali vanno incontro i popoli impoveriti del mercato globale: risultato della crescita incontrollata delle forze produttive, che hanno cancellato diritti e memoria della classe operaia e che determinano le catastrofi del pianeta, portano alle guerre, e ai nuovi colonialismi. Debord analizza la povertà programmatica che sta alle base del mercato delle illusioni e scrive che i veleni della civiltà massmediatica ammazzano i piaceri e rendono l’uomo schiavo della cultura del relativismo e dell’arrendevolezza. Debord dice che i criteri dell’industria agroalimentare, in concerto con i disegni dell’economia politica, sono avanti nei tempi, impongono una tritatura dei gusti e la filosofia dell’hamburger e del surgelato è il codice di comportamento quotidiano di folle solitarie che sta alla base della società dello spettacolo integrato a venire. In una società aperta e libera se tu aiuti me, io aiuto te e nessuno può prevalere su di noi, diceva.

    Pino Bertelli (tratto da Le Monde Diplomatique, dicembre 2005)

Aggiungi una recensione