PIERO COPPO: PSICOPATOLOGIA DEL NON VISSUTO QUOTIDIANO. Appunti per il superamento della “psicologia” e per la realizzazione della salute. Pagine 112.

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C’è una frase di Vaneigem che concentra bene il senso di questo testo: “Chi parla di rivoluzione senza pensare al quotidiano ha un cadavere in bocca”. Scritto fra il 1973 e il 1980, Psicopatologia del non vissuto quotidiano è l’esito pieno, carico fino a esplodere, di una storia vissuta e di una ricerca intellettuale, di un’avventura soggettiva e collettiva che ha occupato un periodo cronologicamente breve ma lunghissimo per densità e potenza. Rispetto agli anni della sua genesi il testo non ha perso nulla della sua forza critica e, ciò che più conta, riporta ai nostri giorni una virtù che nel frattempo si è fatta rara: un fondo di gioia spinoziana nella ricerca di vita. Il testo è entrato in costellazione col nostro tempo: l’analisi che Coppo fa del non-vissuto apre infatti al presente, fornendo un insieme di strumenti e di esperienze di cui oggi, dopo decenni di assoggettamento alla non-vita da spettatore integrato, è necessario riappropriarsi.

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