RAOUL VANEIGEM: ELOGIO DELLA PIGRIZIA AFFINATA. Pagine 32.

1.80

672 disponibili

C’è sicuramente un certo piacere nel non esserci per nessuno, nel volersi di un’assoluta nullità lucrativa, nel testimoniare tranquillamente della propria inutilità sociale in un mondo dove un identico risultato è ottenuto attraverso un’attività nella maggior parte dei casi frenetica. Il lavoro ha snaturato la pigrizia, ne ha fatto la sua puttana nello stesso momento in cui il potere patriarcale vedeva nella donna il riposo del guerriero. La pigrizia è godimento di sè oppure non esiste. Non abbiate nessuna speranza che vi sia accordata dai vostri signori o dai loro dei. Ci si arriva come il bambino per una naturale inclinazione a cercare il piacere e a mettere da parte ciò che lo contraria. Nessuno può assicurare la propria felicità (e con più facilità la propria sventura) se non egli stesso. Vale per i desideri ciò che vale per la materia prima da cui l’alchimista cerca di ricavare la pietra filosofale. Costituiscono un loro proprio fondo e non se ne può estrarre che ciò che vi si trova.