RAOUL VANEIGEM: LO STATO NON È PIÙ NIENTE, STA A NOI ESSERE TUTTO. Pagine 32.

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Non ho mai disperato della rivoluzione fondata sull’autogestione in quanto rivoluzione della vita quotidiana. Ora meno che mai.

Sono convinto che, oltrepassando le barricate della resistenza e dell’autodifesa, le forze vive del mondo intero si stanno svegliando da un lungo sonno. La loro offensiva, irresistibile e pacifica, spazzerà via tutti gli ostacoli alzati contro l’immenso desiderio di vivere nutrito da quanti, innumerevoli, nascono e rinascono ogni giorno.

Stiamo per inaugurare il tempo in cui l’uomo assumerà il suo destino di pensatore e di creatore diventando quel che non è mai stato: un essere umano a parte intera.

Non domando l’impossibile. Non sollecito nulla. Non mi preoccupo minimamente né di speranza né di disperazione. Desidero soltanto vedere concretizzata nelle vostre mani e in quelle delle popolazioni della terra intera un’Internazionale del genere umano che seppellirà nel passato la civiltà mercantile oggi moribonda e il partito della morte che registra i suoi ultimi sussulti.

Recensioni

  1. nautilus

    Il libello di Raoul Vaneigem, Lo stato non è più niente, sta a noi essere tutto… è un’irriverente analisi della società dello spettacolo e una visione sulla libertà creatrice che si affranca al «movimento antiautoritario per una democrazia diretta». Vaneigem scrive in prima persona e sostiene: «Non ho mai disperato della rivoluzione fondata sull’autogestione in quanto rivoluzione della vita quotidiana. Ora meno che mai. Sono convinto che oltrepassando le barricate della resistenza e dell’autodifesa, le forze vive del mondo intero si stanno svegliando da un lungo sonno». Vaneigem si rivolge alle giovani generazioni, agli operai, ai precari, ai migranti, si affianca alla loro offensiva, irresistibile e pacifica, che spazzerà via tutti gli ostacoli. La critica radicale/situazionista di Vaneigem evoca il tempo in cui l’uomo «si assumerà il suo destino di pensatore e di creatore diventando quel che non è mai stato: un essere umano a parte intera». Il filosofo si scaglia poi contro le banche, le guerre, l’arte di essere governati in questo modo e a questo prezzo. L’imbroglio generalizzato passa dalla politica della servitù e la filosofia degli affari è il mercato dell’esclusione: «il commercio delle cose determina il commercio degli uomini», scrive. Anche la trasgressione, sovente, è «un omaggio al divieto e offre una via d’uscita all’oppressione poiché non la distrugge ma la restaura. L’oppressione ha bisogno di rivolte cieche», scrive ancora Vaneigem. Le imposture dell’emancipazione hanno annientato la coscienza di classe che aveva strappato al capitalismo diritti e conquiste sociali. Il libello si chiude con due Postille sull’autodifesa dell’esercito zapatista di liberazione e l’Indirizzo ai rivoluzionari greci. Nella prima,Vaneigem si sofferma sull’importanza politica delle donne dell’Ezln nelle assemblee di democrazia diretta, le quali hanno ottenuto che l’esercito non interverrà mai in maniera offensiva ma si limiterà all’autodifesa. Nell’Indirizzo ai rivoluzionari greci, conferma la sua idea di sepoltura della civiltà mercantile, attraverso l’arte della creazione (una costruzione di situazioni tra liberi e uguali). «La violenza di un mondo da creare sta per soppiantare la violenza di un mondo che si distrugge», annota, con quell’ironia libertaria che lo contraddistingue. Lo stato non è più niente… si richiama alla contestazione sorgiva degli ultimi: si tratta, dice fuori dai denti Vaneigem, di lavorare per un’alterità della vita libera dove la gestione del bene comune sia nelle mani di molti e non di pochi. Gettare le basi di un’Internazionale del genere umano che fa della ricerca della felicità il cuore di ogni utopia.

    Pino Bertelli (tratto da Le Monde Diplomatique, febbraio 2011)

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